sabato 2 giugno 2018

Il Falso Movimento, L'Animale Sventrato e La Montagna Sacra


Ai coraggiosi capitani mecenati                                                      

L’arte e la fiducia nell’arte, le parole intorno alla fotografia

Chi investe nell’arte di fatto ripone la sua fiducia nell’artista. L’arte cura, avvicina il luogo spirituale, e nutre la parte nostra immateriale. L’arte non produce ricchezza economica, non per sua natura, quindi ha bisogno di chi crede in essa. Per credere nell’arte si deve riporre la propria attenzione per primo nell’artista, nell’uomo. E’ un contratto a perdere denaro, ma a guadagnare bellezza. Eppure, se nella storia non ci fossero stati quei personaggi abili a gestire e a produrre ricchezza economica che in parte hanno investito a perdere nell’arte, questa non sarebbe mai arrivata a noi. Sono state persone che hanno investito su quell’indizio luminoso che hanno visto nell’artista, e senza ricevere nulla in cambio se non quella bellezza. Senza di loro oggi non potremmo usufruire dell'arte delle nostre città che sono di fatto un'enorme banca dati delle bellezza come conoscenza. Bisogna pensarci, tutto questo perché qualcuno ha pagato l'artista anche per noi. E questo è il ruolo del mecenate, storicamente. Ora, se non si investe più, nell’artista prima ancora che nell’arte, quest’ultima finirà per adeguarsi a standard meccanici, e così la macchina avrà vinto sullo spirito dell’uomo, definitivamente, perché la sfiducia nell’uomo è tipica della macchina.
Investire in un artista vuol dire investire su un personaggio instabile, lunatico, poco affidabile. Ma forse l'arte non è così? Se fosse essa un pareggio in bilancio, o addirittura un guadagno, se fosse stabile, fissa, immutevole, affidabile, sarebbe ancora arte? Ecco che, siccome si intende oramai l'arte solo come investimento, si rifugge nel sicuro, nei grandi padri, ed ecco che non c'è ricambio, tutto ristagna, la filosofia ristagna, la bellezza ristagna, la sostenibilità è un sogno, la ridistribuzione della bellezza una bugia. Certo, così non c'è rischio di errori, di dare spazio a un qualsiasi cane sciolto residuo di una nostalgia che gli nasce da chissà quale amore perduto, ma eccola la noia. La chiesa e gli imperatori, di fatto, comperavano la follia dell'artista, quella che a loro mancava, il tratto d'unione con dio. Poco conta se poi quell'arte non rende, è l'azzardo che comperi, il sogno che non hai, il coraggio di avere i piedi nella palude, eppure produrre anima per tutti, è solo quello che manca, da sempre, una cosa che la macchina di oggi non saprà mai replicare, almeno per adesso, quando lo farà l’uomo come razza dominante sarà estinta.

Tutto il pianeta è oggi regolato dalle leggi del capitale, dalle dittature alla democrazia più sincera. Il capitale è come l’acqua, si diluisce in ogni recesso, tutto è regolato economicamente dalle sue condizioni, e questo vuol dire che tutti gli uomini, come legge fondamentale, si rifanno a quella del guadagno, ed è per questo che attualmente, come mai nella storia umana, l’arte ha un valore economico così basso, quindi, mai come oggi, essere rivoluzionari, ossia voler immaginare, letteralmente raffigurare un pensiero, vuol dire avere come legge fondamentale quella di tendere ad un benessere etico e solidale, e non meramente materiale. Per quello che riguarda la mia arte, è chiaro che non tende al guadagno economico, proporrei fotografie di donne bellissime, di uomini eroi, scatterei fotografie spinte al limite del pornografico venduto per alta moda, invece registro semplicemente la realtà, con una semplice macchina fotografica mi limito a saltare con l’inquadratura dentro una porzione di realtà, quella che osservo tutti i giorni camminando, e lo propongo, quel reale che per via delle mille angherie del vivere non vediamo, ci scappa via nel gorgo del racconto della vita che distratti dalla velocità vediamo come sfocato, una visione del vivere che è uno scorrere confuso di forme e di colori. Dunque entro ne flusso delle immagini, ne fermo una che scelgo e la rendo segno e parola, semplicemente perché credo che partire dalla realtà per osservare il sogno, lo migliora. Ti apre gli occhi. In questo senso sono un artista primitivo, perché provo ancora nostalgia per la bellezza, e perché sono scettico rispetto al progresso che non parte da essa.

daniele

AL PROPOSITO

Il motivo di questa presentazione è finalizzata alla richiesta di sponsorizzazioni di attività commerciali, professionali, tecniche, e private, che avrebbero in cambio un ritorno di pubblicità di qualità, e per sua natura etica. Tutti gli sponsor delle tre mostre, delle quali la prima è stata già esposta due volte con la partecipazione di tre sponsor, hanno avuto ed avranno i loro loghi esposti nelle locandine, nei prestampati a racconto dell’evento, nelle brochure, e citati negli articoli di presentazione, e infine una pagina dedicata nel libro, con il proprio rispettivo logo o nome. Questo vuol dire visibilità delle attività partecipanti al progetto, negli eventuali articoli del settore giornalistico dell’arte, nei giornali cittadini, online e cartacei che annunceranno la prossima mostra e all'uscita la pubblicazione del libro, e nella pagina facebook dell’evento, per una copertura decisamente importante. Questo spazio ha un costo per singolo logo di 250 € . Tutti i loghi saranno di grandezza uguale e posizionati nella pagina, del libro cartaceo e della pagina multimediale, in ordine alfabetico. Si è pensato a questo come un costo non eccessivo, fattibile ai più, tendendo decisamente al gruppo più che all’accentramento di pochi, ed anche in questo la scelta è solidale.
Ringrazio tutte le persone e le attività che stanno già donando una forma a questo progetto.

daniele masciovecchio



Prima mostra - capitolo


1
Fotografia presa dalla mostra - Dipingere con la Luce
Prima mostra: Dipingere con la luce (Il falso movimento)

(esposta in due occasioni)

                                                          dal 23/8 al 3/9 2017                                                                                           dal 23/12/2017 al al 7/1 2018                                          






           











 


sponsor: 
  






















Primo capitolo del libro
Tutte le fotografie delle mie tre mostre di questo progetto, che si risolverà con la pubblicazione di un libro che conterrà 40 fotografie e 40 pagine scritte in un formato di 30x30 cm, sono state scattate qui dove vivo, nella città di L’Aquila e nelle montagne del Gran Sasso , tutte dopo il 2009. Credo che per raccontare lo sviluppo della realtà si deve essere completamente immersi in essa, bisogna perciò conoscere ciò che fotografiamo per poterne parlare, bisogna viverlo, assorbirlo. Non basta un bel tramonto per fotografare l’infinito. Le prime dieci fotografie, esposte nella mostra“Dipingere con la Luce”nella mostra
Dipingere con la Luce”  (Il Falso Movimento), sfocate, mosse, dipinte dal movimento della macchina fotografica, dalla messa in scena creata dentro l’immagine, sono il racconto del racconto, la narrazione fotografica della propaganda che ci impone un suo modello di realtà. Sovraesposizione, elaborazione della vita reale a spettacolo. Queste fotografie sono ovviamente a colori. La regia di questa messa in scena sociale è del mercato, che la vuole filmica, erotica, competitiva, coloratissima, saporita, drogata. Vorrei utilizzare una metafora per raccontare questo nostro assurdo, continuo movimento, del quale però non ci interesse né il verso, né la meta: "noi siamo l’operaio che lavora per una fabbrica che costruisce telefoni, che con la sua paga compera lo stesso telefono da lui costruito, e con quello stesso passa il suo tempo ludico, libero per socializzare, e facendo così seguita a lavorare per l’unico padrone per il quale tutti lavoriamo, per il mercato. Questo padrone assoluto così aumenta smisuratamente il suo capitale, proprio con la pubblicità che l’operaio rende visibile attraverso l’utilizzo di quel telefono che lui stesso ha costruito, socializzando virtualmente, e tutta questa condivisione fa sì che il racconto, ossia la simulazione della realtà che il mercato impone per vendersi, venga accettata da tutti come verità di vita, perché tutti così la raccontano, ed è così che ci ritroviamo ad essere schiavi a tempo pieno, seguendo il principio del meme, per imitazione dunque. Così ci muoviamo velocemente per mantenere in piedi questa falsificazione, ecco perché il movimento è il filo conduttore di queste prime dieci foto, l’idea artefatta della bellezza fa sì che noi non si stia mai fermi ad osservare, siamo sempre sfocati, all’interno ed all’esterno, così come lo sono i nostri punti fermi fondamentali che dovrebbero servire alla misurazione della realtà, che dovrebbe tendere alla qualità non alla quantità, non sostiamo mai a guardare il reale stato delle cose, quello che è dentro, che è dietro la messa in scena, non possiamo, non ce lo permette il sistema. Qui in effetti stiamo vivendo nella continua spartizione di anime e mondi da giudizio finale, ma non troppo lo sappiamo, non c’è la percezione di quello che realmente accade oltre il frastuono che ci accompagna in questa corsa alienata. 


In queste dieci foto di “Dipingere con la luce” (Il Falso Movimento), con i suoi mossi fluidi, semiliquidi, ho voluto raccontare questo: non sono mai riuscito ad abituarmi al fatto di essere vivo, in questo falso movimento di un rito perpetuo e autoreferente.


daniele






















Questa fotografia è stata presa della mostra -  Dipingere con la Luce






Seconda mostra - capitolo






2


Questa fotografia è stata presa dalla mostra - 12 scatti per la città

Seconda mostra: 12 Scatti per la Città (L'Animale Sventrato)


In data da fissare tra fine Agosto 2018 e inizio Settembre






Sponsor:
 



- Altro sponsor in via di definizione
                                                                      (in attesa del logo)








Secondo capitolo del libro


Nella seconda mostra 12 Scatti per la Città (L'Animale Sventrato), che sarà il secondo capitolo del libro, entro nello stato delle cose, nella città nave mercantile, quella che ha l’inconfondibile densità di una nave compressa di migranti che non salpa mai. La città è una caverna, dove i suoi abitanti sono ombre. In città tutto è denaro, anche il tempo, il che vuol dire che il denaro è ciò a cui il tempo somiglia. La città solo dalla strada può essere fotografata. La sua vera forma si svela soltanto nella visione di chi vive in condizioni di povertà, tutte le altre condizioni sono irreali, costruite, sono narrazione non realtà (nelle tasche di una puttana c’è più spiritualità che non in un qualsiasi tempio). In queste dodici fotografie la città è un animale sventrato, presenta il suo interno più intimo, privato, quasi a dimostrare che non è mai stato interno. Tutto è esteriorità nella città, le vite delle persone lo sono, ed è in questo senso che è un animale sventrato. Ecco perché queste seconde dodici foto sono in bianco nero, perché sono la forma, il lato oscuro della luce, l'ombra che risalta la realtà, sono fotografie senza l’artificio del colore, sfumature di grigio che parlano della reale forma delle cose, cioè del territorio voluto da Caino a danno del transumante Abele, il mito di Babele, il luogo dove convive il dio e la maceria. La città menhir, il monumento alla nostra incertezza.

“Come Flanêur mi ribello alla modernità, beandomi dell’insolito e dell’assurdo, vagabondando per la città con una tartaruga al guinzaglio. La mia passeggiata urbana è il contributo anarchico all’estetica di quest’ultima, finalizzata al superamento dell’arte stessa. E’ l’artista l’opera d’arte. L’Aquila di oggi, la mia città, è l’evoluzione dell’idea di Parigi al tempo di Dada, che è qui che si concentra l’idea urbana del futuro, ossia di questo concetto inesistente. Il futuro non esiste, dicevano Jim Morrison e Sant’Agostino, ed oggi lo afferma anche la fisica quantistica. Flanêur era un bel saggio, perché sapeva che osservando (semplicemente), l’architettura della vita, egli stesso diveniva l’architetto.
Così ho sostato nell’osservare il tempo, e divenni il prima e il dopo, la
giovinezza e la vecchiézza.

daniele





Terza mostra - capitolo


3                                                             































Questa fotografia è stata presa dalla terza mostra – La Montagna Sacra


Terza mostra: La Montagna Sacra (IL SACRIFICIO)


in data da fissare

Sponsor: in via di definizione

Terzo capitolo del libro


La terza ed ultima mostra, con tredici scatti, documenta (IL SACRIFICIO) che necessita per abbandonare l'inutile, le vane nostalgie e toccare la spiritualità che comunque convive con l’uomo. Anche queste fotografie sono in bianco nero, perché come per lo svelamento dello stato delle cose, anche per la ricerca delle risposte, quelle che indicano all’uomo una forma, il colore devierebbe dalla meta, quindi va criticamente eliminato. Queste sono fotografie di montagne, simbolo della ricerca interiore, il se al di fuori di se. Montagna che al suo interno contiene la porta magica delle risposte fondamentali, che dentro le sua budella ha contenuto e contiene ancora i riti ed i miti che connettono la terra al cielo. In quella montagna dove la congiunzione tra carne e spirito è immanente così come la freccia scagliata in volo è immobile. La montagna è stata sempre il luogo dove si costruisce la forma dell’uomo, e qui il sacrificio è il suo, che per fare questo si lascia salire. La montagna è il mondo del sopra, che raccoglie tutte le visioni dei padri tessitori di tappeti volanti, quelli utilizzati per volare al di sopra della belva, della carne e delle piume. Lì è nato il discorso delle figure, dentro le sue grotte, quello che oggi conosciamo e riconosciamo come reale.

A COMPIMENTO

una strana poesia

Il metallo della terra temeraria
è sempre stato il rame, lì dove la Regina dei Serpenti comanda le polveri delle foreste fossilizzate. La pianta raffigurata nelle insegne è quella del ramo d’oro, il vischio, da sempre utilizzata per gli elisir della salute. Gli aromi delle bacche venivano estratti negli alambicchi di rame, e dentro delle enormi ruote di roccia lavorati con diverse altre erbe a noi sconosciute. Poi avveniva il rito di unione tra il mistero del tempo e la legge del miracolo, in una lotta incredibile contro la superstizione e le vane nostalgie, tutto, per ottenere uno sguardo senza possesso. I monaci, all’uscita di questo rito, dalle torri di roccia calcare, erano sfiniti, e così andavano a riposare nelle faggete più a ovest della dorsale del Gran Sasso, quella che si affaccia al mare. L’aria ossigenata e carica di iodio, nel sonno li curava, lì distesi tra le fogli secche di faggio. Il mondo aveva un senso.


daniele


Grazie per l’attenzione

daniele masciovecchio
dan.mascio@gmail.com
3395073886






































































martedì 28 febbraio 2012

CIAO CAPITANO

Chi, cosa diamine sono poi?
Voglio dire, io non sono questo, questo che mi circonda, io m'innamoro, rido, piango, mi meraviglio, rimango sveglio per mesi fino a tardi,lavoro prepotente, svelo quel lieve velo che nasconde l'illusione alla realtà, lascio scoperti senza uno scopo,i plastificati esseri, che per quel velo hanno sudato sette camicie, per essere cosi arrogantemente insulsi... poi cambio stile di vita, mi allontano dalle città, chiedo l'elemosina, suono in un locale l'unico pezzo che so fare bene al pianoforte, dormo in spiaggia con due sdraio come coperte, mi sveglio stravolto di sonno e freddo, suono il sax per le strade piene si colori notturni,dipingo, scrivo, fotografo, entro in un bar per darmi una ripulita, tra gente che non conosco e incontro uno sguardo appena allungato di mascara, e qualcosa si unisce, il mare è azzurro, ho fame, gli spaghetti sono perfetti, come il cameriere,schiocco le dita del cuore,terrorizzo il mio cerbiatto, che si lascia addormentare sopra la mia spalla, il mondo non esiste, una panchina nella piazza del silenzio. E tornano, si accavallano, sogni, paure, bellezza, labbra, capelli, profumo e sapore, e l'anima del vivere sorride, e ride, è felice, e poi sparisco. Ma nei miei sogni rimane qualcosa, un piccolo vapore, un profumo, un di più, e allora mi sveglio, esco, vado tra la gente che non conosco, ma tutti mi salutano e mi parlano, ed io mi sento stretto, scomodo, ho caldo, voglio urlare, sbattere le mani, tirar pugni, abbracciare l'aria con le gambe, e la testa mi martella, bevo un porto, e i miei capelli sono come una tenda d'argento sopra i miei occhi, e penso ai bambini, alle chimere, agli scivoli, ai girotondi, ai primi baci, al profumo dei fiori, alle stelle d'agosto, al destino che mi ha reso cosi mosso. Una volta mi misero in una gabbia, c'erano trenta uomini delusi, uscimmo talmente colorati di bellezza, che il mondo ci tratteneva a stento. Ciao Capitano!

daniele

giovedì 4 agosto 2011

La Porta

E ci accorgiamo di essere come tanti bambini abbandonati, lasciati da quella mano che ci guidava dolcemente, indicandoci le scelte, e persi brancoliamo nella vita, a tentoni la saggiamo, ed appena ci sembra scorgere un calore, li ci dirigiamo, con le braccia tese, sicuri che lui il calore, saprà cosa si deve fare per vivere, e ci lanciamo a capofitto, come reduci che dopo giorni di arsura, chiusi nella paura, ascoltando una voce, sicuri sia la libertà, corriamo, ci affrettiamo, invece è un altro sopravvissuto che pensa lo stesso di te, e a te si dirige sorridente.
Questo, spesso è l’incontro.
Si guardano negli occhi, muti, senza pensieri, uno di fronte all’altro.
Il cuore impazza, unico suono, per un tempo indescrivibile dove tutta la loro vita scorre come in una moviola muta, ed accelerata dal momento, e tacciono.
Poi, finito di scorrere il passato, si guardano diritti negli occhi, sono gli stessi che hanno visto, quando lavandosi ad una fonte, e bevendo, si sono riflessi un momento, poi distratti dalla strada hanno proseguito.
Ecco, ora quegli occhi sono di fronte a se stessi, e si riconoscono, si abbracciano, sorridono e si dicono, ci siamo al fine ritrovati, ora non ci perdiamo.
E senza dirsi una parola sulla strada che li ha portati ad incontrarsi, stringendosi la mano, si raccontano.
photo e scritto daniele masciovecchio©2011





venerdì 8 luglio 2011

L'Aquila 7/Luglio/2011 Manifestazione Cittadina photo daniele masciovecchio sopralevette©2011



il 7 luglio 2011 a L'Aquila una nuova manifestazione cittadina ha urlato la rabbia di essere stati dimenticati da questo governo
quelle che vedete qui sono poche immagini, delle migliaia che troverete nella rete
le altre mie, sono custodite in una pubblicazione che racconterà quello che sta vivendo questo popolo, oramai da più di due anni, sarà un documento, ma anche un monito a chi crede di, e vorrà trovare una soluzione a tanto ... la gente piange

daniele

giovedì 16 giugno 2011

Guarda come cammina il vento

Guarda come cammina il vento
ogni nota sparpaglia la vita.
Dove sono quelle zingare felici
che perse nel futuro
ti ritrovavano i giorni.
Non voglio perdermi nel passato
tutto è già stato.Gli uomini straccio parlano del nulla
in un ieri, stanotte.
Ho visto la lotta che combatte se stessa.
La zingara dell'oro è si è affacciata, giovane e bella.
Il Re degli zingari guardava la vasca
dove i pesci combattenti lottavano impazienti.
Guarda come cammina il vento.
Mi hai chiesto gli occhi ed mi hai detto:
"Ci tengono chiusi in una prigione invisibile
lontani dalla nostra natura
dal fiumedagli alberi
dal profumo dei fiori
degli animali
dalla terra dove siamo nati.
Vincolati dal controllo,
guardiamo come cammina il vento"

daniele SopralevettE©2011

Watch as he walks the wind scatters his life every note. Where are those who lost gypsy happy you found yourself in the future days. I do not want to lose myself in the past everything has already stato.Gli men talk about anything in a rag yesterday, last night. I saw the fight who fights itself. The gypsy gold is facing you, young and beautiful. The King of the Gypsies looked at the fish tank where fighters fought impatient. Watch as he walks the wind. You asked me the eyes and told me: "They keep us locked in a prison far from invisible trees fiumedagli our nature by the scent of flowers from the land where the animals are born. Listed as a control, we watch as he walks the wind&quot...

photo daniele masciovecchio (sopralevette©)

martedì 31 maggio 2011

Dentro la nature delle cose, attraverso SopralevettE copy


photo Daniele Masciovecchio "sopralevette"copy2011

...luci ed ombre...

la vita ha spessore, profondità, spazio, proporzione, colore, densità,

sapore, odore, vigore, intenzione, causalità, luogo, apparenza, appartenenza, disappunto, gioia, dolore, vissuto, sognato, futuro, suono, dolore, luci ed ombre...

così come è la mia

così è la tua

così quella di tutti

il mio spessore lo stai tastando, il mio spazio dolcemente invadendo, la sua proporzione si svilupperà nel tempo, il suo colore dipingerà il mondo, l'odore la profumerà, il vigore la rafforzerà, la densità lo conformerà, l'appartenenza se ne approprierà, il disappunto la farà vacillare, la gioia l'innalzerà, il vissuto donerà esperienza, il sognato il suo passato, il futuro il suo profumo, il suono la frequenza, il dolore la sapienza, la luce e l'ombra la renderanno profonda...

sappi da ora, che non c'è intenzione nella vita, in nessun modo, così come non ci può essere nelle mie ombre vissute, la volontà di fare mai del male...

l'intenzione sopravvive solo nell'ignoranza di chi ha bisogno di potere, per poter credere di essere potente

un bacio

daniele



sabato 8 gennaio 2011

...dalla terra al cielo

‎...mi faceva sprofondare come in uno specchio, più andavo giù, maggiore era il riflesso di me stesso che si deformava allungandosi sul piano di una costante, al tempo stesso, me stesso, il mio riflesso, la deformazione della mia coscienza, la proiezione della paura, e la via di fu
ga...




















particolare di acrilico su legno 200X50 (in opera

domenica 2 gennaio 2011


David Bowie - Rock and Roll Suicide

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domenica 29 agosto 2010

Che colpo

Cosa mi aveva spinto ad entrare nel vuoto? Probabilmente quell’intuito che mi aveva fatto vincere sulla distrazione, un morbo interessante, non c’era dubbio, eppure ancora qualcosa mi lasciava perplesso, come se non fossi entrato in tutte le stanze di quello strano labirinto senza pareti. Il cerchio si era chiuso, questo era chiaro, comunque due vie si intravedevano ancora aperte, la testa mi doleva comprimendo le tempie, forse ero stato ingannato dalla mia stessa fiducia. Un flusso minimo di pensieri, scorreva all’interno del dubbio. Se fossi stato io stesso, preda dell’inutile? Quanta geniale stupidità forniva il nutrimento a quella creatura? Si beatificava della sua stessa inutilità? Era la sostanza, quella, che nel contesto, mi faceva sprofondare come in uno specchio, più andavo giù, maggiore era il riflesso di me stesso che si deformava allungandosi sul piano di una costante, al tempo stesso, me stesso, il mio riflesso, la deformazione della mia coscienza, la proiezione della paura, e la via di fuga. Che colpo.

daniele