daniele
martedì 28 febbraio 2012
CIAO CAPITANO
daniele
mercoledì 16 novembre 2011
giovedì 4 agosto 2011
La Porta

Questo, spesso è l’incontro.
Si guardano negli occhi, muti, senza pensieri, uno di fronte all’altro.
Il cuore impazza, unico suono, per un tempo indescrivibile dove tutta la loro vita scorre come in una moviola muta, ed accelerata dal momento, e tacciono.
Poi, finito di scorrere il passato, si guardano diritti negli occhi, sono gli stessi che hanno visto, quando lavandosi ad una fonte, e bevendo, si sono riflessi un momento, poi distratti dalla strada hanno proseguito.
Ecco, ora quegli occhi sono di fronte a se stessi, e si riconoscono, si abbracciano, sorridono e si dicono, ci siamo al fine ritrovati, ora non ci perdiamo.
E senza dirsi una parola sulla strada che li ha portati ad incontrarsi, stringendosi la mano, si raccontano.
venerdì 22 luglio 2011
sabato 9 luglio 2011
venerdì 8 luglio 2011
L'Aquila 7/Luglio/2011 Manifestazione Cittadina photo daniele masciovecchio sopralevette©2011

quelle che vedete qui sono poche immagini, delle migliaia che troverete nella rete
le altre mie, sono custodite in una pubblicazione che racconterà quello che sta vivendo questo popolo, oramai da più di due anni, sarà un documento, ma anche un monito a chi crede di, e vorrà trovare una soluzione a tanto ... la gente piange
giovedì 16 giugno 2011
Guarda come cammina il vento
ogni nota sparpaglia la vita.
Dove sono quelle zingare felici
che perse nel futuro
ti ritrovavano i giorni.
Non voglio perdermi nel passato
tutto è già stato.Gli uomini straccio parlano del nulla
in un ieri, stanotte.
Ho visto la lotta che combatte se stessa.
La zingara dell'oro è si è affacciata, giovane e bella.
Il Re degli zingari guardava la vasca
dove i pesci combattenti lottavano impazienti.
Guarda come cammina il vento.
Mi hai chiesto gli occhi ed mi hai detto:
"Ci tengono chiusi in una prigione invisibile
lontani dalla nostra natura
dal fiumedagli alberi
dal profumo dei fiori
degli animali
dalla terra dove siamo nati.
Vincolati dal controllo,
guardiamo come cammina il vento"
daniele SopralevettE©2011

martedì 31 maggio 2011
Dentro la nature delle cose, attraverso SopralevettE copy
photo Daniele Masciovecchio "sopralevette"copy2011
...luci ed ombre...
la vita ha spessore, profondità, spazio, proporzione, colore, densità,
sapore, odore, vigore, intenzione, causalità, luogo, apparenza, appartenenza, disappunto, gioia, dolore, vissuto, sognato, futuro, suono, dolore, luci ed ombre...
così come è la mia
così è la tua
così quella di tutti
il mio spessore lo stai tastando, il mio spazio dolcemente invadendo, la sua proporzione si svilupperà nel tempo, il suo colore dipingerà il mondo, l'odore la profumerà, il vigore la rafforzerà, la densità lo conformerà, l'appartenenza se ne approprierà, il disappunto la farà vacillare, la gioia l'innalzerà, il vissuto donerà esperienza, il sognato il suo passato, il futuro il suo profumo, il suono la frequenza, il dolore la sapienza, la luce e l'ombra la renderanno profonda...
sappi da ora, che non c'è intenzione nella vita, in nessun modo, così come non ci può essere nelle mie ombre vissute, la volontà di fare mai del male...
l'intenzione sopravvive solo nell'ignoranza di chi ha bisogno di potere, per poter credere di essere potente
un bacio
daniele
lunedì 30 maggio 2011
sabato 8 gennaio 2011
...dalla terra al cielo
...mi faceva sprofondare come in uno specchio, più andavo giù, maggiore era il riflesso di me stesso che si deformava allungandosi sul piano di una costante, al tempo stesso, me stesso, il mio riflesso, la deformazione della mia coscienza, la proiezione della paura, e la via di fusabato 20 novembre 2010
domenica 29 agosto 2010
Che colpo
Cosa mi aveva spinto ad entrare nel vuoto? Probabilmente
quell’intuito che mi aveva fatto vincere sulla distrazione, un morbo interessante, non c’era dubbio, eppure ancora qualcosa mi lasciava perplesso, come se non fossi entrato in tutte le stanze di quello strano labirinto senza pareti. Il cerchio si era chiuso, questo era chiaro, comunque due vie si intravedevano ancora aperte, la testa mi doleva comprimendo le tempie, forse ero stato ingannato dalla mia stessa fiducia. Un flusso minimo di pensieri, scorreva all’interno del dubbio. Se fossi stato io stesso, preda dell’inutile? Quanta geniale stupidità forniva il nutrimento a quella creatura? Si beatificava della sua stessa inutilità? Era la sostanza, quella, che nel contesto, mi faceva sprofondare come in uno specchio, più andavo giù, maggiore era il riflesso di me stesso che si deformava allungandosi sul piano di una costante, al tempo stesso, me stesso, il mio riflesso, la deformazione della mia coscienza, la proiezione della paura, e la via di fuga. Che colpo.
daniele
mercoledì 11 agosto 2010
Aveva gli occhi colmi di vento, e non riusciva a dirlo.

Aveva gli occhi colmi di vento, e non riusciva a dirlo.
Quella musica gli troneggiava il petto, e durante la notte, lo faceva danzare fino all’alba.
Dopo un giorno, un mese, un anno, si accorse che s’era discostato dalla frequenza che comunemente si utilizzava per dialogare.
Forse troppo avanti, per essere compreso, oppure troppo fermo, non aveva alcuna importanza, era lo stesso.
Un pomeriggio, mentre passeggiava con la gioia tra le sue dita, incontrò qualcosa che lo lasciò con le lacrime nelle tasche. Un’abitante della sua stessa torre, lo rimproverò di non vivere la vita reale, e con il suo pianoforte, faceva in modo, che tutte le anatre del suo piano, quando si chiamavano, non producevano eco.
“Non producono eco?”, chiese disarmato… “Non credo dipenda dalla mia musica, ma dalla stessa natura delle mura nella quali sopravvivono!”… “Infatti voi le private di ogni riferimento musicale, ecco che il loro verso è come un gutturale silenzio”… “Io ho ascoltato anatre, nelle valli delle Fiandre, ed il loro verso, era inverso alla guerra che si stava combattendo”
L’abitante della torre fece spallucce, non sapeva neppure cosa fossero le Fiandre, e tanto meno, di quale guerra stesse parlando.
Così ognuno ritornò nel suo piano[…] l’uno con le sue anatre mute, l’altro con le sue note ridondandi di silenzio.
Daniele SopralevettE© 2010
dall'archivio fotografico di daniele masciovecchio©
La mia città, come eravamo.
venerdì 30 luglio 2010
Pizzo Camarda....
parabola satellitare ad inseguimento,
servita da due pannelli solari. Il container
era decisamente massiccio, con le finestre
blindate da grate senza luce, come delle
veneziane d'acciaio, saldate alla struttura.
A vederlo da vicino avevi decisamente la
sensazione ci fosse un alveare di api ben
protetto li dentro, visto il ronzio.Tracciando
una retta al di sotto della montagna,
era posizionato esattamente all'altezza
della famosa"terza canna" dei Laboratori
del Gran Sasso.Qualche escursionista tedesco,
sapete di quelli mezzi matti, che vedono
complotti pure tra le vacche, di quelli
che fanno parte di un certo gruppo famoso
ANTI NUCLEARE, ci hanno attaccato questo
curioso adesivo,curioso davvero, che di
nucleare sul Gran Sasso, c'è solo lo sterco
di vacca..., che tipi strani a fare tutta
questa strada per appiccicare un adesivo
dalla lontana Germania,...ah dimenticavo,
dopo circa 40 minuti che gironzolavo a fare
foto, prima sento, e poi vedo in lontananza,
avvicinarsi due jeep, una credo della
forestale, e l'altra militare;sicuro un caso,
credo stavano li per i funghi,comunque per
evitare, sono montato nel mio di fuoristrada
e sono sceso velocemente dal lato di Campotosto,
passando per il sentiero del rifugio del Cai,
che io non avevo il cestino di vimini,
non avrei voluto dover pagare la multa.
daniele
lunedì 12 luglio 2010
ESPRIMITI SICCOME TI NUTRI

Decomposizione ardita del concetto qualunquistico della qualità linguistica.
Uniquacità> Unità Quantistica Cittadina
Linguale> Astuzia femminile
Stupevole> Volenteroso stupito-e/o (superlativo qualitativo)
Ambilatero> Lateranense ambiguo
Sopraffranto > Sopraffatto dal dolore
Etceterando > Rotolarsi inutilmente nel linguaggio
Etceterando stupevolmente con ambilatero sopraffranto dalla uniquacita linguale.
Preso da: assiomi postulati da congetture presupposte.
Daniele ©opy or Loghi2010
domenica 4 luglio 2010
SopralevettE II: DALLA "VISIONE" LENTAMENTE LA FORMA INFORMA
Come posso spiegare tutto quello che ho vissuto in questi miei anni?
La visione della vita è come un'onda, dove l'uomo è un granellino di sabbia, che quando viene preso dalla vita può vedere dove andrà a rotolare con essa, e quando il giro è completo, può vedere che tutto si ripete all'infinito, ogni gesto, ogni ragione...
Dio è questo moto infinito, che protegge la continuità del cosmo...
C'è chi si lascia portare dalla corrente, consapevole dell'avvenire e dell'avvenuto, godendo ogni singolo momento, così, senza alcuna paura, che sa che in quell'onda esiste il sole e il temporale, e si lascia bagnare ed asciugare, e ride e muore, si consuma donandosi, e si ricompatta ricevendo, consapevole del fatto...
Quando vieni preso dall'onda, vedi il futuro di fronte alla tua vista, ma capovolto, e quando ti trovi al termine del giro, e guardi indietro il tuo passaggio...anche, ecco perchè Leonardo scriveva al suo contrario, riflesso in uno specchio.
C'è ancora un modo di vedere il moto perpetuo dell'avvenire sull'avvenuto...lasciare entrare nel tuo corpo i sogni del tempo, e quando sei "come morto", vedi le sue immagini, puoi provare i morsi terribili dei mostri che costruisce la tua mente, e giocare con l'amore più puro che guarisce, e allo sai quanto hai donato e quanto ricevuto, e tutto appare logico nella sua follia, e piangi...
...e vedi che quelle calde lacrime son come bolle, sfere dove esiste la tua stessa vita, e dalle quali puoi vedere in ogni dove...
Poi vedi dei granelli, che passano il loro tempo a cercare lo scoglio delle cose, dove potersi afferrare...e si distraggono dalla vita, pur facendone parte anch'essi, e tanto più tendono a fermarsi, tanto più soffrono per l'avvicendarsi... gli passi al fianco, vorresti...ma poi capisci...
danijel 4.7.2010
sabato 3 luglio 2010
giovedì 17 giugno 2010
martedì 15 giugno 2010
SopralevettE II: Dalla photo alla grafia Olio su lastra di argento SCIAMANO daniele masciovecchio©2010
LO SCIAMANO METROPOLITANO
esiste nell'interferenza tra pensiero ed appartenenza
una metafora deprivata dalla vita immaginata
LA REATA' SOGNATA



















