

Ho giocato abbastanza...Ora scendo da quell'albero. Ah! ah! ah!


Come ogni fotografia, galleggio nel mio stesso acido di fissaggio, oppure tra le imperfezioni del rumore digitale. Sempre un attimo troppo veloce per sembrare vero. Poi accade. Gli sciocchi si spaventano, gli inutili s’annoiano, i potenti s’allarmano. Queste mie trentasette parole, potrebbero essere fonte d’agitazione e fare in modo che il cavallo senza testa, operi una decisione definitiva, così impaurito come è per la sua cieca malformazione. Ma una foto, d’altronde, non può mentire, neppure se manipolata. Dice quello che è stato e all’occhio allenato, ambrato dalla solarizzazione del futuro, quello che sarà, senza difetto e neppure dispetto. Solo una lacrima scorre per l’inevitabile colore che vede fluire dentro le sensibilità senza colpe. Ogni foto racconterà questo, e non servirà a nulla animarla, ripeterla, sonorizzarla. Basta un pennello, ed una tavola di legno, una ferita sulla stoffa. Immaginando il movimento che è stato impresso dall’originario, si comprende la domanda e la risposta. Senza sosta l’autore ha pregato iddio che si comprenda il sudario della solitudine di chi riceve i fatti come una tragica punizione per un delitto che non ha mai creduto fare, ma nulla, come detto l’idiota scatta il pulsante. La morte si ferma a guardare, gli piace e non se ne vuole più andare. Solo una completa auto dedizione ad obbedire allo sviluppo della forma della sua natura, può fermare il volo del calabrone colmo di veleno. L’arte, quella vera, è un miscuglio di follia e di sangue, perché dipinge l’inevitabile realtà. Solo il felice stolto, crede sia un sogno.
Nessun bisogno di sanguinare m’assale, solo la divinazione dell’appartenenza alla metafora dell’immagine e della scrittura. Nessuna paura. Nessun bisogno. Un continuo soliloquio tra il bianco, il grigio, ed il nero.
daniele Sopralevette
IO UN POCO SCHERZO E UN POCO VI SPINGO A RAGIONARE...
per capire come è la realtà delle cose, purtroppo quando ci son troppi galli a cantare...io non ho molto, ma dividerei anche il mio ultimo sospiro, se questo vi dovesse servire, ma se vedo che mi prodigo al mio massimo e poi non vengo compreso, mbè...lascio che parlino i fatti. GUARDATEVI STO' CORTO, forse vi schiarisce LA MENTE.
P.S.
per quanto riguarda i miei lavori, io non scherzo quando dico che son pronti, certo non son pazzo fino al punto da bruciarli tutti sulla rete, quindi se volete, mi sembra d'aver dimostrato un minimo di capacità, con questi miei scritti, anche io devo sopravvivere, poi se credete d'esser capaci molto più di me, allora fate, ma ricordate...preferisco morire, che finalizzare la mia arte all'arricchimento di pochi, inutili sciacalli. Oh poi fatevi voi i vostri video-foto-libri e leggeteveli...ahahahahahah
daniele sopralevette


Esistono tante brave persone a questo mondo, peccato che per questo loro modo di essere non contano nulla a dispetto delle loro capacità.
La fretta di vivere.
Dalle mie vecchie cicatrici sgorga il sangue dell’opportunistica “ragione d’essere”, qualità bestiale dell’uomo.
Ogni goccia del mio sangue, piange la sconfitta dell’amore.
Ogni goccia, un “documento autenticato”, della “privazione a favore”.
Per ogni uomo, per ogni donna, che oggi conosce la follia, il morso della paura dell’incomprensibile tecnologica comodità di vivere nella bugia della tenda, ogni goccia infetta la ragione.
Penosa chiarezza dell’uso dell’incertezza.
Un solo sguardo sincero, potrebbe riaccendere la fiamma del camino domestico che scaldava la ragione d’essere.
Un solo sguardo sincero, costruirebbe i muri e le fortezze che contenevano paure, incertezze e assalti alle carezze.
Abbiamo costruito le città ed i templi per questo, ma non ci è bastato creare un “limite invalicabile” all’ inadeguatezza dell’uomo che convince e sopravvive alla natura e nella natura, ma siamo andati oltre, abbiamo imparato l’arte di fingere l’amore, recitando l’amicizia di costruire per i deboli, minando le certezze dei figli, crescendo generazioni di guerrieri che sarebbero serviti a combattere le guerre di potere, per il poter avere, chiudendo e precludendo a doppia mandata il tempo necessario per arrivare alla conoscenza, chiusi in quei castelli fatiscenti che si sbriciolano imprigionando la verità di crescere, bilanciando realtà ed immaginazione, alla prima scossa della ragione del mondo.
Non dico altro, che la fretta di vivere ha aiutato la cultura onirica della tele-visione, gestita da avidi alchimisti della ragione.
daniele Sopralevette©2009
