giovedì 13 dicembre 2018
sabato 2 giugno 2018
Il Falso Movimento, L'Animale Sventrato e La Montagna Sacra
L’arte e la fiducia nell’arte, le parole intorno
alla fotografia
Chi investe nell’arte di fatto ripone la sua
fiducia nell’artista. L’arte cura, avvicina il luogo spirituale, e nutre la parte
nostra immateriale. L’arte non produce ricchezza economica, non per sua natura,
quindi ha bisogno di chi crede in essa. Per credere nell’arte si deve riporre
la propria attenzione per primo nell’artista, nell’uomo. E’ un contratto a
perdere denaro, ma a guadagnare bellezza. Eppure, se nella storia non ci
fossero stati quei personaggi abili a gestire e a produrre ricchezza economica
che in parte hanno investito a perdere nell’arte, questa non sarebbe mai
arrivata a noi. Sono state persone che hanno investito su quell’indizio
luminoso che hanno visto nell’artista, e senza ricevere nulla in cambio se non
quella bellezza. Senza di loro oggi non potremmo usufruire dell'arte delle
nostre città che sono di fatto un'enorme banca dati delle bellezza come conoscenza. Bisogna pensarci, tutto questo perché qualcuno ha pagato l'artista anche per noi. E questo è il ruolo del mecenate, storicamente. Ora, se
non si investe più, nell’artista prima ancora che nell’arte, quest’ultima
finirà per adeguarsi a standard meccanici, e così la macchina avrà vinto sullo
spirito dell’uomo, definitivamente, perché la sfiducia nell’uomo è tipica della
macchina.
Investire in un artista vuol dire investire su un
personaggio instabile, lunatico, poco affidabile. Ma forse l'arte non è così?
Se fosse essa un pareggio in bilancio, o addirittura un guadagno, se fosse
stabile, fissa, immutevole, affidabile, sarebbe ancora arte? Ecco che, siccome
si intende oramai l'arte solo come investimento, si rifugge nel sicuro, nei
grandi padri, ed ecco che non c'è ricambio, tutto ristagna, la filosofia
ristagna, la bellezza ristagna, la sostenibilità è un sogno, la ridistribuzione
della bellezza una bugia. Certo, così non c'è rischio di errori, di dare spazio
a un qualsiasi cane sciolto residuo di una nostalgia che gli nasce da chissà
quale amore perduto, ma eccola la noia. La chiesa e gli imperatori, di fatto,
comperavano la follia dell'artista, quella che a loro mancava, il tratto
d'unione con dio. Poco conta se poi quell'arte non rende, è l'azzardo che
comperi, il sogno che non hai, il coraggio di avere i piedi nella palude,
eppure produrre anima per tutti, è solo quello che manca, da sempre, una cosa
che la macchina di oggi non saprà mai replicare, almeno per adesso, quando lo
farà l’uomo come razza dominante sarà estinta.
Tutto il pianeta è oggi regolato dalle leggi del
capitale, dalle dittature alla democrazia più sincera. Il capitale è come
l’acqua, si diluisce in ogni recesso, tutto è regolato economicamente dalle sue
condizioni, e questo vuol dire che tutti gli uomini, come legge fondamentale,
si rifanno a quella del guadagno, ed è per questo che attualmente, come mai
nella storia umana, l’arte ha un valore economico così basso, quindi, mai come
oggi, essere rivoluzionari, ossia voler immaginare, letteralmente raffigurare
un pensiero, vuol dire avere come legge fondamentale quella di tendere ad un
benessere etico e solidale, e non meramente materiale. Per quello che riguarda
la mia arte, è chiaro che non tende al guadagno economico, proporrei fotografie
di donne bellissime, di uomini eroi, scatterei fotografie spinte al limite del
pornografico venduto per alta moda, invece registro semplicemente la realtà,
con una semplice macchina fotografica mi limito a saltare con l’inquadratura
dentro una porzione di realtà, quella che osservo tutti i giorni camminando, e
lo propongo, quel reale che per via delle mille angherie del vivere non
vediamo, ci scappa via nel gorgo del racconto della vita che distratti dalla
velocità vediamo come sfocato, una visione del vivere che è uno scorrere
confuso di forme e di colori. Dunque entro ne flusso delle immagini, ne fermo
una che scelgo e la rendo segno e parola, semplicemente perché credo che
partire dalla realtà per osservare il sogno, lo migliora. Ti apre gli occhi. In
questo senso sono un artista primitivo, perché provo ancora nostalgia per la
bellezza, e perché sono scettico rispetto al progresso che non parte da essa.
daniele
AL PROPOSITO
Il motivo di questa presentazione è finalizzata
alla richiesta di sponsorizzazioni di attività commerciali, professionali,
tecniche, e private, che avrebbero in cambio un ritorno di pubblicità di
qualità, e per sua natura etica. Tutti gli sponsor delle tre mostre, delle
quali la prima è stata già esposta due volte con la partecipazione di tre
sponsor, hanno avuto ed avranno i loro loghi esposti nelle locandine, nei
prestampati a racconto dell’evento, nelle brochure, e citati negli articoli di
presentazione, e infine una pagina dedicata nel libro, con il proprio rispettivo
logo o nome. Questo vuol dire visibilità delle attività partecipanti al
progetto, negli eventuali articoli del settore giornalistico dell’arte, nei
giornali cittadini, online e cartacei che annunceranno la prossima mostra e
all'uscita la pubblicazione del libro, e nella pagina facebook dell’evento, per
una copertura decisamente importante. Questo spazio ha un costo per singolo
logo di 250 € . Tutti i loghi saranno di grandezza uguale e posizionati nella
pagina, del libro cartaceo e della pagina multimediale, in ordine alfabetico.
Si è pensato a questo come un costo non eccessivo, fattibile ai più, tendendo
decisamente al gruppo più che all’accentramento di pochi, ed anche in questo la
scelta è solidale.
Ringrazio tutte le persone e le attività che
stanno già donando una forma a questo progetto.
1
Fotografia presa dalla mostra - Dipingere con la Luce
Prima mostra: Dipingere con la luce (Il falso movimento)
(esposta in due occasioni)
Fotografia presa dalla mostra - Dipingere con la Luce
Prima mostra: Dipingere con la luce (Il falso movimento)
(esposta in due occasioni)
dal
23/8 al 3/9 2017 dal 23/12/2017 al al 7/1 2018

Primo capitolo del libro
Tutte le fotografie delle mie tre mostre di questo
progetto, che si risolverà con la pubblicazione di un libro che conterrà 40
fotografie e 40 pagine scritte in un formato di 30x30 cm, sono state scattate
qui dove vivo, nella città di L’Aquila e nelle montagne del Gran Sasso , tutte dopo il 2009. Credo che per raccontare lo sviluppo della realtà si deve essere
completamente immersi in essa, bisogna perciò conoscere ciò che fotografiamo
per poterne parlare, bisogna viverlo, assorbirlo. Non basta un bel tramonto per fotografare l’infinito. Le
prime dieci fotografie, esposte nella mostra“Dipingere con la Luce”nella mostra
“Dipingere con la Luce” (Il Falso Movimento), sfocate, mosse, dipinte dal movimento della macchina fotografica, dalla messa in scena creata dentro l’immagine, sono il racconto del racconto, la narrazione fotografica della propaganda che ci impone un suo modello di realtà. Sovraesposizione, elaborazione della vita reale a spettacolo. Queste fotografie sono ovviamente a colori. La regia di questa messa in scena sociale è del mercato, che la vuole filmica, erotica, competitiva, coloratissima, saporita, drogata. Vorrei utilizzare una metafora per raccontare questo nostro assurdo, continuo movimento, del quale però non ci interesse né il verso, né la meta: "noi siamo l’operaio che lavora per una fabbrica che costruisce telefoni, che con la sua paga compera lo stesso telefono da lui costruito, e con quello stesso passa il suo tempo ludico, libero per socializzare, e facendo così seguita a lavorare per l’unico padrone per il quale tutti lavoriamo, per il mercato. Questo padrone assoluto così aumenta smisuratamente il suo capitale, proprio con la pubblicità che l’operaio rende visibile attraverso l’utilizzo di quel telefono che lui stesso ha costruito, socializzando virtualmente, e tutta questa condivisione fa sì che il racconto, ossia la simulazione della realtà che il mercato impone per vendersi, venga accettata da tutti come verità di vita, perché tutti così la raccontano, ed è così che ci ritroviamo ad essere schiavi a tempo pieno, seguendo il principio del meme, per imitazione dunque. Così ci muoviamo velocemente per mantenere in piedi questa falsificazione, ecco perché il movimento è il filo conduttore di queste prime dieci foto, l’idea artefatta della bellezza fa sì che noi non si stia mai fermi ad osservare, siamo sempre sfocati, all’interno ed all’esterno, così come lo sono i nostri punti fermi fondamentali che dovrebbero servire alla misurazione della realtà, che dovrebbe tendere alla qualità non alla quantità, non sostiamo mai a guardare il reale stato delle cose, quello che è dentro, che è dietro la messa in scena, non possiamo, non ce lo permette il sistema. Qui in effetti stiamo vivendo nella continua spartizione di anime e mondi da giudizio finale, ma non troppo lo sappiamo, non c’è la percezione di quello che realmente accade oltre il frastuono che ci accompagna in questa corsa alienata.
“Dipingere con la Luce” (Il Falso Movimento), sfocate, mosse, dipinte dal movimento della macchina fotografica, dalla messa in scena creata dentro l’immagine, sono il racconto del racconto, la narrazione fotografica della propaganda che ci impone un suo modello di realtà. Sovraesposizione, elaborazione della vita reale a spettacolo. Queste fotografie sono ovviamente a colori. La regia di questa messa in scena sociale è del mercato, che la vuole filmica, erotica, competitiva, coloratissima, saporita, drogata. Vorrei utilizzare una metafora per raccontare questo nostro assurdo, continuo movimento, del quale però non ci interesse né il verso, né la meta: "noi siamo l’operaio che lavora per una fabbrica che costruisce telefoni, che con la sua paga compera lo stesso telefono da lui costruito, e con quello stesso passa il suo tempo ludico, libero per socializzare, e facendo così seguita a lavorare per l’unico padrone per il quale tutti lavoriamo, per il mercato. Questo padrone assoluto così aumenta smisuratamente il suo capitale, proprio con la pubblicità che l’operaio rende visibile attraverso l’utilizzo di quel telefono che lui stesso ha costruito, socializzando virtualmente, e tutta questa condivisione fa sì che il racconto, ossia la simulazione della realtà che il mercato impone per vendersi, venga accettata da tutti come verità di vita, perché tutti così la raccontano, ed è così che ci ritroviamo ad essere schiavi a tempo pieno, seguendo il principio del meme, per imitazione dunque. Così ci muoviamo velocemente per mantenere in piedi questa falsificazione, ecco perché il movimento è il filo conduttore di queste prime dieci foto, l’idea artefatta della bellezza fa sì che noi non si stia mai fermi ad osservare, siamo sempre sfocati, all’interno ed all’esterno, così come lo sono i nostri punti fermi fondamentali che dovrebbero servire alla misurazione della realtà, che dovrebbe tendere alla qualità non alla quantità, non sostiamo mai a guardare il reale stato delle cose, quello che è dentro, che è dietro la messa in scena, non possiamo, non ce lo permette il sistema. Qui in effetti stiamo vivendo nella continua spartizione di anime e mondi da giudizio finale, ma non troppo lo sappiamo, non c’è la percezione di quello che realmente accade oltre il frastuono che ci accompagna in questa corsa alienata.
In queste dieci foto di “Dipingere con la luce” (Il Falso Movimento), con i suoi mossi fluidi, semiliquidi, ho voluto raccontare questo: non sono mai riuscito ad abituarmi al fatto di essere vivo, in questo falso movimento di un rito perpetuo e autoreferente.
daniele
Questa fotografia è stata presa della mostra - Dipingere con la Luce
Seconda mostra - capitolo
Questa fotografia è stata presa dalla mostra - 12 scatti per la città
Seconda mostra: 12 Scatti per la Città (L'Animale Sventrato)
In data da fissare tra fine Agosto 2018 e inizio Settembre
In data da fissare tra fine Agosto 2018 e inizio Settembre
Secondo capitolo del libro
Nella seconda mostra 12 Scatti per la Città (L'Animale Sventrato), che sarà il
secondo capitolo del libro, entro nello stato delle cose, nella città nave
mercantile, quella che ha l’inconfondibile densità di una nave compressa di
migranti che non salpa mai. La città è una caverna, dove i suoi abitanti sono
ombre. In città tutto è denaro, anche il tempo, il che vuol dire che il denaro
è ciò a cui il tempo somiglia. La città solo dalla strada può essere
fotografata. La sua vera forma si svela soltanto nella visione di chi vive in
condizioni di povertà, tutte le altre condizioni sono irreali, costruite, sono
narrazione non realtà (nelle tasche di una puttana c’è più spiritualità che non
in un qualsiasi tempio). In queste dodici fotografie la città è un animale
sventrato, presenta il suo interno più intimo, privato, quasi a dimostrare che
non è mai stato interno. Tutto è esteriorità nella città, le vite delle persone
lo sono, ed è in questo senso che è un animale sventrato. Ecco perché queste
seconde dodici foto sono in bianco nero, perché sono la forma, il lato oscuro
della luce, l'ombra che risalta la realtà, sono fotografie senza l’artificio
del colore, sfumature di grigio che parlano della reale forma delle cose, cioè
del territorio voluto da Caino a danno del transumante Abele, il mito di
Babele, il luogo dove convive il dio e la maceria. La città menhir, il
monumento alla nostra incertezza.
“Come Flanêur mi ribello alla modernità, beandomi
dell’insolito e dell’assurdo, vagabondando per la città con una tartaruga al
guinzaglio. La mia passeggiata urbana è il contributo anarchico all’estetica di
quest’ultima, finalizzata al superamento dell’arte stessa. E’ l’artista l’opera
d’arte. L’Aquila di oggi, la mia città, è l’evoluzione dell’idea di Parigi al
tempo di Dada, che è qui che si concentra l’idea urbana del futuro, ossia di
questo concetto inesistente. Il futuro non esiste, dicevano Jim Morrison e Sant’Agostino,
ed oggi lo afferma anche la fisica quantistica. Flanêur era un bel saggio,
perché sapeva che osservando (semplicemente), l’architettura della vita, egli
stesso diveniva l’architetto.
Così ho sostato
nell’osservare il tempo, e divenni il prima e il dopo, la
giovinezza e la vecchiézza.
daniele
giovinezza e la vecchiézza.
daniele
Terza mostra - capitolo
3
Questa fotografia è stata presa dalla terza mostra
– La Montagna Sacra
Terza mostra: La Montagna Sacra (IL SACRIFICIO)
Terza mostra: La Montagna Sacra (IL SACRIFICIO)
in data da fissare
Sponsor: in via di definizione
Terzo capitolo del libro
La terza ed ultima mostra, con tredici scatti,
documenta (IL SACRIFICIO) che necessita per abbandonare l'inutile, le vane nostalgie e toccare la spiritualità che comunque convive
con l’uomo. Anche queste fotografie sono in bianco nero, perché come per lo
svelamento dello stato delle cose, anche per la ricerca delle risposte, quelle
che indicano all’uomo una forma, il colore devierebbe dalla meta, quindi va
criticamente eliminato. Queste sono fotografie di montagne, simbolo della
ricerca interiore, il se al di fuori di se. Montagna che al suo interno
contiene la porta magica delle risposte fondamentali, che dentro le sua budella
ha contenuto e contiene ancora i riti ed i miti che connettono la terra al
cielo. In quella montagna dove la congiunzione tra carne e spirito è immanente
così come la freccia scagliata in volo è immobile. La montagna è stata sempre
il luogo dove si costruisce la forma dell’uomo, e qui il sacrificio è il suo,
che per fare questo si lascia salire. La montagna è il mondo del sopra, che
raccoglie tutte le visioni dei padri tessitori di tappeti volanti, quelli
utilizzati per volare al di sopra della belva, della carne e delle piume. Lì è
nato il discorso delle figure, dentro le sue grotte, quello che oggi conosciamo
e riconosciamo come reale.
A COMPIMENTO
una strana poesia
Il metallo della terra temeraria è sempre stato il rame, lì dove la Regina dei Serpenti comanda le polveri delle foreste fossilizzate. La pianta raffigurata nelle insegne è quella del ramo d’oro, il vischio, da sempre utilizzata per gli elisir della salute. Gli aromi delle bacche venivano estratti negli alambicchi di rame, e dentro delle enormi ruote di roccia lavorati con diverse altre erbe a noi sconosciute. Poi avveniva il rito di unione tra il mistero del tempo e la legge del miracolo, in una lotta incredibile contro la superstizione e le vane nostalgie, tutto, per ottenere uno sguardo senza possesso. I monaci, all’uscita di questo rito, dalle torri di roccia calcare, erano sfiniti, e così andavano a riposare nelle faggete più a ovest della dorsale del Gran Sasso, quella che si affaccia al mare. L’aria ossigenata e carica di iodio, nel sonno li curava, lì distesi tra le fogli secche di faggio. Il mondo aveva un senso.
daniele
Il metallo della terra temeraria è sempre stato il rame, lì dove la Regina dei Serpenti comanda le polveri delle foreste fossilizzate. La pianta raffigurata nelle insegne è quella del ramo d’oro, il vischio, da sempre utilizzata per gli elisir della salute. Gli aromi delle bacche venivano estratti negli alambicchi di rame, e dentro delle enormi ruote di roccia lavorati con diverse altre erbe a noi sconosciute. Poi avveniva il rito di unione tra il mistero del tempo e la legge del miracolo, in una lotta incredibile contro la superstizione e le vane nostalgie, tutto, per ottenere uno sguardo senza possesso. I monaci, all’uscita di questo rito, dalle torri di roccia calcare, erano sfiniti, e così andavano a riposare nelle faggete più a ovest della dorsale del Gran Sasso, quella che si affaccia al mare. L’aria ossigenata e carica di iodio, nel sonno li curava, lì distesi tra le fogli secche di faggio. Il mondo aveva un senso.
daniele
Grazie per l’attenzione
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